SOLO AMANDO SI SOGNA E SI SPERA!

(IV dom.t.o. – Lc 4, 21-30)

Incontrare Dio è come innamorarsi… è come partecipare ad una splendida festa. Per conoscerlo e diventare suoi discepoli, però, dobbiamo fare come Luca: prendere sul serio il vangelo che non è una raccolta di pii racconti… di belle favolette o peggio ancora: un manuale di morale! La fede ha a che fare con l’emozione, certo, ma si nutre di verità. Domenica scorsa avevamo iniziato la settimana con la scena di Gesù che, a casa sua, dopo la lettura del rotolo di Isaia, proclama solennemente l’inizio del tempo di grazia. La Parola si è compiuta, l’attesa è finita. Finale commovente. Però… i suoi compaesani dopo averlo ascolatto… dopo aver tenuto gli occhi “fissi” su di lui… dopo aver avvertito in cuor loro come l’ascolto di “parole nuove”… iniziano a dubitare… a parlare fra loro… a dirsi l’un l’altro: “come può essere lui il Messia, l’inviato da Dio…”. E si… perché lo conoscevano… o meglio si ricordano di lui: “quest’uomo vissuto sempre qui tra noi, senza mai dare segni di essere diverso da noi… come può dire queste cose? Lui che è il figlio di Giuseppe il falegname? Si è sentito dire che abbia fatto miracoli a Cafarnao: ebbene, se vuole che gli crediamo li faccia anche qui, nel suo paese, davanti a noi!”. Gesù rispose con una frase lapidaria divenuta proverbiale: “Nessuno è profeta in patria”, e a dimostrarlo citò due esempi tratti dalla storia d’Israele, non nuova a episodi di incomprensione e rifiuto dei profeti, proprio da parte del popolo a cui Dio li aveva inviati. Elia, osteggiato e perseguitato in patria, compì prodigi a favore di una straniera, una povera vedova libanese che invece si era fidata di lui, così come un altro straniero, un generale siriano, aveva dato retta al profeta Eliseo (i due episodi sono narrati rispettivamente nel Primo libro dei Re 17,8-16 e nel Secondo libro dei Re 5,1-14). E si scatena il putiferio. All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità. Il vangelo ascoltato ci dice di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci rifiutiamo di ascoltarlo.: “All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù”. Quella volta i connazionali di Gesù non riuscirono nel loro intento; ma il racconto dell’evangelista suona come un preannuncio di quanto sarebbe accaduto in seguito: rifiutato proprio dai suoi sino alla condanna a morte, egli trovò larga accoglienza ed elargì i suoi benefici al di là dai confini del suo popolo, tra gli stranieri, cioè proprio tra coloro che Israele riteneva esclusi dalle amorose sollecitudini di Dio. Questo episodio è per noi oggi un invito a considerare che nessuno, a qualunque popolo appartenga, è escluso dalla misericordia di Dio; si capisce allora perché il discepolo di Gesù dice no alle barriere che gli uomini si affannano ad erigere tra loro: i muri, i ghetti, i fili spinati, le reciproche esclusioni basate sulla razza, sulla religione, sul grado d’istruzione e così via. “non è costui il figlio di Giuseppe?”. Il punto cruciale è proprio questo: Dio non può prendere il volto di un comune carpentiere, che noi conosciamo dalla fanciullezza, che abbiamo visto crescere, imparare un mestiere, venire alla sinagoga. Ci troviamo di fronte allo scandalo dell’incarnazione: “E il Verbo si fece carne” (Gv.1,14). Come gli abitanti di Nazareth, anche noi siamo una generazione che ha sprecato i suoi profeti. Come loro, anche noi livelliamo tutto verso il basso: è solo un falegname, lo conosco bene, conosco i suoi difetti uno per uno. Di un uomo cogliamo solo la linea d’ombra, e così ci precludiamo lo splendore di doni nascosti! Salviamo almeno lo stupore! Lo volevano diverso questo Messia… ma c’è da chiedersi: Conoscevano Gesù o l’immagine lontana… l’etichetta di Gesù? Conosci Dio o la tua idea di Dio (etichetta)? Questa liturgia ci parla del giudizio… Il giudizio che spezza, divide, distrugge le persone (in greco krino giudicare vuol dire proprio dividere). Nel vangelo colpisce molto come alcune persone incontrando Gesù ne fossero trasformate, cambiate, totalmente nuove. La storia di Gesù è la storia di un uomo che fu da alcuni amato alla follia, tanto che, per lui, lasciarono tutto e lo seguirono; mentre altri lo odiarono all’inverosimile tanto da ucciderlo. Gesù non è mai indifferente o tiepido: o lo ami o lo odi, o ti entra dentro o ti rimane esterno. Anche oggi, le cose non sono molto cambiate. Leggetevi il vangelo: gli apostoli, non sono mica il meglio della mercanzia da cui scegliere? Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie. La Chiesa, lo ripeto… non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati… dei perdonati! Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il vangelo! Anche noi siamo, spesso, talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il Vangelo! Talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da dimenticare che l’essenziale non è la coerenza (costi quel che costi), ma la misericordia… l’amore! “Se anche parlassi le lingue… e se avessi il dono delle profezie… e se conoscessi tutti i misteri e la scienza… ma non avessi l’amore… non sono nulla!!!” (1Cor 13, 1-13). Si ha paura di amare… di essere amati e soprattutto si ha terrore di annunciare l’amore ogni giorno…e questo è il dramma dei nostri tempi! Troppa diffidenza, egoismo, indifferenza… hanno contaminato i nostri cuori e velato i nostri occhi da non essere più capaci di vedere il bello che c’è nell’altro! Non c’è vangelo dell’amore e della carità che tenga… se non passa attraverso un profondo convincimento interiore che solo amando, si sogna e si spera! Non abbiate paura di amare

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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