COME UNA MADRE


VII dom. t.o. – Lc 6, 27-38

E dopo questa lettura… ho voglia di fermarmi qui… lasciarmi bagnare l’anima come quando la pioggia bagna la terra arida , dura, secca e la rende fertile e fruttuosa.

Certo è… ed è vero, che dappertutto si dice che il comandamento nuovo datoci dal maestro è: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo lo diciamo da sempre… ma… c’è un ma che stride e interpella. Il “ma” ci è presentato dal vangelo odierno!

L’amore per il prossimo Gesù lo cita, vero, ma come comandamento esistente già nel Levitico. Anzi… a dirlo tutto nel Levitico leggiamo: “ama il forestiero come te stesso… ama lo schiavo come te stesso”. Il comandamento di “amare” Gesù ce lo ricorda spesso, e all’ultima cena (Giovanni ce lo colloca lì), lo ricorderà ancora: “vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

E in questo voi ci siamo tutti… proprio tutti! “Perché Dio fa piovere sui buoni e sui cattivi, sui giusti e sugli ingiusti”. E da qui… si passa al perdono! I piccoli perdoni quotidiani, i grandi perdoni della vita! Non abbiamo certo il diritto di metterci nei panni degli altri… di quanti hanno subito ingiustizie grandi… quanti si sono visti privati di un figlio, di un marito, di una moglie ingiustamente e magari in modo violento e ingiustificabile… però, sappiamo che non è impossibile!

Nella storia dell’umanità (anche recente), ci sono esempi che ci dicono che l’amore, il perdono, la riconciliazione… sono possibilità che rasserenano il cuore, donano pace alla vita… e seppur continua a sanguinare una ferita, almeno si è arrestata l’emorragia.

Le ferite rimangono sempre, ma possono diventare luminose come quelle del Cristo Gesù, risorto. Tutto questo è possibile, se riusciamo a passare dall’ sforzo solo umano di compiere passi di riconciliazione e di perdono… alla dimensione della fede che si fa preghiera.

Un tuffo nell’oceano infinito di grazia, che solo la preghiera può donarci, per compiere opere che solo da Lui possono venire… per essere donate.  Gesù ci invita continuamente alla misericordia, al perdono, a non giudicare e a non condannare.

Eppure la maggior parte di noi ci divertiamo molto di più a parlare male anziché a parlare bene! Siamo costantemente attratti dalle situazioni di giudizio, di condanna e magari… anche di vendetta. Ci sentiamo stuzzicati più da una brutta notizia che da una notizia lieta.

Amiamo puntare il dito… invece di tacere! Proviamo a riflettere sul nostro quotidiano: Ci sentiamo più portatori di pace o di discordia? Siamo motivo di unione o di separazione? Nel nostro parlare diciamo bene (benediciamo!) o diciamo male?

È bene ricordare che tutto ciò che unisce è da Dio, tutto ciò che separa è dal demonio(satan = colui che divide). Il brutto poi… e che a volte questo atteggiamento viene adottato anche verso gli amici: si raccolgono le loro confidenze, la loro fiducia e poi si è pronti a vendere tutto per il gusto di un pettegolezzo.

Nel libro dei Proverbi c’è scritto: “Non tramare il male contro il tuo prossimo, mentre egli dimora fiducioso presso di te” (Proverbi 3,28). Oggi Gesù ci dice: “date e vi sarà dato… con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”, date amore e vi sarà dato amore, date misericordia e vi sarà data misericordia, date perdono e vi sarà dato perdono, siate umili e sarete figli di Dio.

Ci sarà versato nel grembo l’amore “una misura buona, pigiata, colma e traboccante”. Nel “grembo”… dove si accoglie un figlio. Ecco dunque l’insegnamento: Siamo tutti invitati ad amare “con le stesse viscere di Dio”… come una madre!

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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