“Gesu’ ricordati di me…”

(Solennità di Cristo Re dell’Universo – Lc 23, 35-43)

Ultimi momenti di una vita donata… ecco cosa ci riserva la conclusione di questo anno liturgico. La storia di colui che ci ha appassionato con le sue parole e i suoi gesti miracolosi… si conclude sul legno della croce.

E da li… da quel trono inusuale, oggi stiamo qui a proclamare la sua regalità! Si… perché il nostro è un Dio diverso… un re diverso la cui regalità è spiegata tutta nella sua Passione. Ultimi atti…e non ultimo atto… e oggi lo sappiamo bene! L’entrata solenne in Gerusalemme (sopra un asino!!!), l’acclamazione della folla… il processo che lo vede sconfitto e condannato… la morte in croce! Ma che ce ne facciamo di un re non di questo mondo?

Dove sta questa regalità di Gesù? Non mette in crisi anche noi oggi questo re? Non mette in crisi anche la nostra chiesa? La nostra ricerca di consensi e di visibilità? Mi sa di si! Che pagina quella che Luca oggi ci consegna! L’abbiamo imparato a conoscere questo evangelista che ci ha condotti alla scoperta del volto di un Dio imprevedibile. Un Dio che è perdono, amore, misericordia… tenerezza… Sempre! E così Luca ci mostra ancora una volta come gira il mondo, anche tra i cristiani, anche tra di noi! Uno dopo l’altro, passando ai piedi della croce, come un coro a più voci, hanno un solo pensiero per la testa: salva te stesso! Salvati! Altrimenti come faremo?

Alla fine conta salvarsi, portare a casa la pelle. Tutto il resto viene dopo. Logico. Umano. Ragionevole e comprensibile. Puoi rischiare, lottare, combattere per i tuoi ideali… ma se ne va di mezzo la vita, salvati! Salvati, salvami, salviamoci. Ma Gesù non muore per la fedeltà ad un ideale. Muore per amore. Per salvare non se stesso. Ma te e me! E comincia subito, dal suo vicino di croce! Due uomini, che continuiamo a chiamare ladroni, sono gli ultimi amici del maestro. Due icone che sono la sintesi del diventare discepoli. Il primo, che sfida Dio, lo mette alla prova: se esisti fa’ che accada questo, liberami da questa sofferenza, salva te stesso e noi, e me.

Non è amorevole la sua richiesta: trasuda meschinità ed egoismo. Come, spesso, la nostra fede. Cosa ci guadagno se credo? L’altro ladro, invece, è solo stupito. Non sa capacitarsi di ciò che accade: Dio è lì che condivide con lui la sofferenza.

Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua. Innocente e pura quella di Dio. Ecco l’icona più vera del discepolo: colui che si accorge che il vero volto di Dio è la compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono. Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce e confessare: “davvero quest’uomo è il Figlio di Dio”. Quell’uomo capisce all’ultimo istante della sua vita che lì c’è uno che non ha fatto niente di male.

C’è uno che non ha vissuto la vita per salvarsi, non ha giocato in difesa, si è dato, sempre, fino alla fine. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Penso proprio che quando il ladrone, che era in croce accanto a Gesù sentì questa dichiarazione di amore, ne fu sconvolto al punto che si convertì e domandò a Cristo di ricordarsi di lui. E diventa così, l’ultimo convertito da Gesù durante la sua vita terrena… il primo santo di cui abbiamo notizia, canonizzato direttamente dal “maestro”.

Questa intercessione di perdono riportò il “buon ladrone” all’età più dimenticata dell’infanzia, quando era innocente anche lui e sapeva che c’era un Dio al quale si poteva chiedere la pace come i poveri chiedono il pane alla porta dei signori.  E così, in un impeto di fede, come se invocasse la comunanza di quel sangue che grondava nello stesso  momento dalle sue mani di criminale e da quelle mani d’innnocente, proruppe in queste parole: “Signore, ricordati di me nel tuo Regno!”. E Gesù, che non aveva risposto a nessuno che lo interpellava sotto la Croce, volse la testa, quanto poteva, verso il malfattore, e gli rispose: “Io ti dico in verit, che oggi sarai con me in Paradiso”.

L’umile domanda del buon Ladrone bastò per ottenere l’assoluzione. Ricordati di me… È  anche la mia preghiera, Gesù, al termine di questo anno. Ricordati di me… nonostante il mio passato, il mio anno, i miei giorni rubati, le mie relazioni ingannate, il male mascherato, le truffe ben studiate… Ricordati di me… Oggi sarai con me nel paradiso… Il nostro anno finisce qui, ed è da qui che si ricomincia ! Oggi… Dio è amore!

 

 

 

Don Mario Russo

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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