“ CHI SI TRATTIENE PERDE!”

(XVII dom. t.o. – Gv 6, 1-15)

Il vangelo di questa domenica ci porta a Tabga, una località posta sul lago di Tiberiade dove Gesù ha vissuto la maggior parte della sua vita pubblica. Il posto è bellissimo… pacificante… con i piccoli rilievi verdeggianti tutto intorno, che scendono giù fino al lago. Un luogo lontano dai centri abitati all’epoca dei fatti… luogo dove Gesù quel giorno decide di ritirarsi, dopo aver appreso della tragica morte del Battista.

Gesù vive intensamente la sua vita sapendosi regalare dei momenti in disparte, nel silenzio del deserto. È una bella immagine, se volete, per il periodo estivo: nei tempi delle vacanze è l’invito a vivere anche il silenzio che rigenera. Se ne voleva stare un poco in silenzio il Maestro, ma la folla non lo molla, desiderosa di ascoltare la sua Parola… E Lui (Gesù) non resiste e cede. È fatto così, non riesce a chiudere la porta in faccia a nessuno, non conosce la stanchezza di donarsi agli altri.

Per Lui è vietato risparmiarsi. E già qui… mi fermo e penso alla mia vita e alla mia avarizia. Quanto sono lontano da Gesù… così piegato a giocare in difesa, a risparmiarmi, a fare i conti del dare e del ricevere. Sarebbe bene per tutti… sederci questa domenica sul prato con i cinquemila e lasciarci commuovere, accogliendo la sua Parola, per imparare a credere e ad amare come Lui. Capiremo, così, che la vita non è risparmiarsi, non è giocare al ribasso… calcolare ad ogni istante cosa convenga fare. Chi si trattiene perde. Chi non si dona non conosce la gioia. Chi dice “ho già fatto abbastanza”… non ha ancora incontrato il maestro!

Non si ama mai abbastanza, non si fa mai abbastanza per l’altro. Gesù si ritira in disparte, ma quando arriva la folla si commuove. Con il calare del sole… ecco presentarsi un problema molto concreto: la gente ha fame. I discepoli sono molto concreti; diremmo noi “non vivono con la testa tra le nuvole!”. Affrontano la questione e propongono a Gesù di congedare la folla affinché ognuno vada a comprarsi il cibo.

Ognuno fa per sé! Ognuno i problemi nella vita se li deve risolvere da sé. Parliamo tutti della fame di interi popoli e di coloro che invece hanno in abbondanza; di coloro che mantengono più lavori contemporaneamente, e di altri che non riescono a trovarne nemmeno uno. E poi parliamo di ecologia, di giustizia, di pace, di solidarietà, di corruzione e di mafie… non è così? A chi non capita di parlare con i propri amici di questo ed altro?

Il vangelo che abbiamo ascoltato contiene tutte queste cose… tutte queste fami… e ci presenta due strade per vivere la vita ed affrontare i problemi che abbiamo: la prima è quella dei discepoli, la seconda quella di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare” (Lc 9). Cioè “chi mi segue cancelli dal suo vocabolario che ognuno fa per sé, che a ciascuno è dato il compito di comprarsi il pane per la sua cena e basta!”.

Capite? Qui il vangelo sta dicendo a me… a voi: “sei responsabile della cena del tuo vicino”. È difficile capire la fame dell’altro, se tu non l’hai mai provata! La società degli ingordi e degli obesi… del rifiuto e dell’immondizia, ignora cosa sia avere fame! Non abbiamo più fame, e non comprendiamo chi ha fame! E così la fame degli altri, la fame di quelli che sbarcano sulle nostre coste … la fame di chi resta per giorni in mare accanto al cadavere di una madre e del suo piccolo ci spaventa… spesso ci infastidisce! Eppure… anche a noi potrebbe capitare di avere fame, anche noi un giorno potremmo trovare la dispensa vuota. Se fossimo onesti, riconosceremmo che anche noi abbiamo fame come loro. Semplicemente come loro. Non importa di cosa ci nutriamo quotidianamente, se di pasta Barilla o dei biscotti del Mulino Bianco, di fatto abbiamo fame come loro.

Filippo e Andrea hanno paura della fame degli altri, si appellano al calcolo: i soldi non bastano, le risorse non sono sufficienti. “Non possiamo accogliere tutti…”. E i loro argomenti appaiono ragionevoli e persuasivi. La tentazione dell’autosalvezza è una delle tentazioni preferite dal Maligno anche oggi: pensa prima a te! È la tentazione con cui lo stesso Gesù si è confrontato: “salva te stesso”, così gli dice la tentazione nel momento della debolezza, nella passione dell’orto degli Ulivi e poi ancora mentre è inchiodato sulla croce. Quando siamo deboli, siamo tentati di pensare prima di tutto a noi stessi. E allora non solo cediamo al Maligno, ma smettiamo di essere uomini, perché non ci riconosciamo più nell’umanità di chi ha fame. Gesù non giudica la gente che ha davanti, si preoccupa innanzitutto di sfamarla.

Oggi Gesù ci chiede di fermarci davanti alla fame degli altri e “dare loro noi stessi da mangiare”. Chi condivide moltiplica… chi dona sfama. Ci troviamo di fronte ad un episodio talmente importante, che lo ritroviamo con piccole varianti in tutti e quattro i vangeli. Nella nostro testo c’è scritto che ad offrire i cinque pani e i due pesci, è un ragazzo che non bada a se stesso e dona tutto quello che ha… E Gesù prende proprio quei pani e quei pesci, li benedice e li dona a tutti!

E una folla immensa si sfama! Altro che miracolo della moltiplicazione… qui il miracolo è della condivisione!!! L’evangelista Giovanni nota il gesto generoso del ragazzo che ha capito lo spirito del vangelo: condividere! Se doni la tua vita… anche quel poco che sia il tuo tutto… allora tutto cambia… ed è possibile sfamare anche cinquemila persone. Gesù non moltiplica i pani… non fa un bel miracolo.

È la condivisione che genera doni talmente inaspettati da essere miracolosi! Qualcuno, in quel tempo, ci ha provato a consegnare quel tutto che aveva. Eppure… oggi ancora si parla di quel ragazzetto e dei suoi cinque pani e due pesci.

Questo accadde in quel tempo a Tabga: l’unica zona verde, cioè pacifica, vicino all’acqua, dove Dio ci aspetta per moltiplicare le nostre riserve esaurite… e ridare pace al nostro cuore. Oseremo consegnare tutto nelle sue mani?

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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