UN DIO CHE ASPETTA…


(III dom. Quaresima – Es 3,1-8.13-15; Lc 13,1-9)

A metà percorso di questo tempo quaresimale la liturgia continua a parlarci con insistenza della conversione come desiderio di Dio di poterci amare come uno sposo che rifà la pace con la sposa amata. E così, scopriamo che convertirsi, significa letteralmente (così come lo intende la lingua ebraica), volgere lo sguardo verso il Signore.

Un volgere lo sguardo senza voltargli la schiena. Convertirsi è “convenire”… cioè camminare verso di Lui che viene verso di noi, in un atteggiamento di disponibilità e di incontro. È Dio che fa i primi passi… è Dio che chiama Mosè il quale è tentato di sottrarsi: “si velò il viso perché aveva paura di guardare verso Dio” (I lettura). Mosè è l’Uomo di Dio, quello con cui Dio parla faccia a faccia. Pensate che nella tradizione ebraica si dice che “tutti vedranno Dio soltanto di spalle”, Mosè invece lo vedrà faccia a faccia.

Una cosa molto bella perché quando ci si guarda negli occhi, si parla con gli occhi al di là delle parole. Vorrei che fosse Mosè a guidarci in questa terza tappa quaresimale… lui con l’esperienza di quell’incontro al Sinai che segnò l’inizio di un vero cambiamento.

Quale suggerimento cogliere in quel racconto di Esodo 3 che possa dire qualcosa alla mia vita… al mio cammino verso la Pasqua? Ne trovo tanti… ma a stupirmi è decisamente la meraviglia di Mosè! Mosè sta pascolando intorno al monte Sinai ed ecco che improvvisamente vede un arbusto che arde. “Si avvicinò per guardare”. Che cosa significa questa parola? Che Mosè, che pure ne ha viste tante nella sua vita, continua ad essere un uomo curioso, capace di meravigliarsi. Solo dove non c’è meraviglia, non c’è più vita, non c’è più sorpresa. Ecco… Mosè continua ad essere un pellegrino, un cercatore; nonostante si sia imborghesito, il suo cuore continua a desiderare una bellezza che ancora non ha incontrato.

Ecco la meraviglia. Posso farvi una domanda? Tu sei capace di meravigliarti? Oppure le cose che hai vissuto ti hanno tolto la freschezza, lo stupore? In realtà l’uomo che si meraviglia è un uomo che cerca.. è il cercatore del mistero. Vorrei chiedere a Dio la grazia di non cessare mai di meravigliarmi… il dono di poter incominciare sempre di nuovo! Vi dico un segreto: l’amore o è l’impegno di ogni giorno o è il rimpianto di tutta la vita.

Se non sai ogni giorno cominciare da capo, diventi uno stanco ripetitore senz’anima. Si può diventare anche professionisti dell’amore, cioè gente che fa le cose perché deve farle, ma non ha più la capacità di stupirsi, di vivere. Ed è a questo punto che avviene nella vita di Mosè qualcosa di straordinario: la chiamata di Dio: “Mosè, Mosè!”. Dio chiama per nome. Nessuno è anonimo davanti a Dio; ognuno di noi è un “tu” assolutamente unico, singolare, oggetto di un amore infinito e Mosè si lascia chiamare da Lui.

Però, prima di avvicinarsi si toglie i sandali. Dio che ti chiama non è qualcosa di cui tu ti puoi impossessare; tu devi restare davanti a Lui nello stupore della contemplazione; devi lasciare che Dio sia Altro e che faccia Lui… devi aprirti alla Sua impossibile possibilità… non alla possibilità calcolata che tu vorresti imporre a Dio… La Verità non è qualcosa che si possiede, è Qualcuno che ci possiede. Allora, quando tu entri nella presa di Dio, nel suo cuore, capisci che è qualcuno che ti prende e di fronte al quale tu devi restare impotente, stupito, abbandonato… lasciandoti portare!

Quale è la grande differenza rispetto a quando il giovane Mosè, il ragazzo “bene” ha sognato di andare a liberare Israele? La differenza è che allora lui aveva inseguito il suo sogno, adesso è un inviato, sottomesso ad un Dio che lo spoglia, che gli chiede di uscire dalle sue certezze borghesi, di scomodarsi, di sporcarsi le mani, di vivere un’avventura e un rischio che potranno lacerargli il cuore.

È il Dio che gli dice: “sono io che ti mando”. Dio gli rivela il suo nome: “Io sono colui che sono”. In realtà, secondo la concezione ebraica, Mosè non ha chiesto la definizione dell’essenza divina. Mosè ha chiesto a Dio una garanzia: che Dio si impegni per lui.

Quindi il nome di Dio è una promessa, “Io sarò con te”: ed è su questa promessa che Mosè può partire e iniziare la sua avventura. Il problema è partire. Mosè parte perché si è lasciato sovvertire da Dio. Fino a quando non hai riconosciuto la rivoluzione di Dio, non hai conosciuto Dio. Dio è il Dio che ti sconvolge, a cui dare tutto. Ma quando lo hai conosciuto… e questo Dio si è rivelato alla tua anima… farai di tutto piuttosto che perdere questo Dio.

Le cadute non mancheranno… le incertezze… i dubbi… il desiderio di poggiare i piedi su un terreno solido. Ma Dio è paziente… come lo è stato con Mosè! Ha atteso… ha sperato…  e alla fine ha prevalso ed è diventato il Dio non solo di Abramo, di Isacco e di Giacobbe… ma anche il Dio di Mosè. Il nostro è un Dio paziente… che sa aspettare… che non ha fretta di tagliare e bruciare l’albero della mia vita. Lui (Dio)… non ragiona come il padrone dell’albero che è pronto a tagliare perché non dà frutti da tre anni.

Lui (Dio)… è come il contadino che invita a pazientare ancora un anno. Dio ha sempre fiducia in noi… spera sempre nella nostra volontà di cambiamento… perché lui non è venuto per condannare ma per salvare. “Ecco sto alla porta e busso” è scritto nel libro dell’Apocalisse.

Ed oggi aggiunge… resto qui… aspetto tu mi apra. Aspetterà il nostro Dio… come ha atteso Mosè a quell’appuntamento sul Sinai. Aspetterà e rispetterà anche la mia eventuale decisione di non aprirgli. Il nostro è un Dio paziente (misericordioso!)… è un Dio che rispetta la mia libertà… perché chi ama rispetta la volontà della persona, non abbatte la porta… non mette le bombe come i terroristi!

Oggi siamo invitati a non indugiare… perché c’è un pericolo molto serio a non aprire subito la porta: che i cardini si arrugginiscano e la porta non si apra più! Dio attende… a noi deciderci sul serio per una vita illuminata dalla sua presenza che è fuoco che brucia e non consuma…

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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