LA VOCE DEL PASTORE

(IV dom. Pasqua – Gv 10,27-30)

La scorsa domenica ci siamo lasciati con il dialogo tra Gesù e Pietro che si è concluso con un invito… “Seguimi”… invito rivolto a colui che non riusciva proprio a perdonarsi quel rinnegamento!

E Gesù: “Seguimi come sei, con la tua fragilità, con le tue paure, con i tuoi slanci e le tue cadute.

Seguimi, fidati, perdonati i tuoi tradimenti, lasciati raggiungere, lasciati amare”.

Oggi il vangelo ci propone gli ultimi versetti di un lungo discorso detto del “buon pastore” che troviamo nel cap 10 di Gv. In queste poche parole è racchiusa l’esperienza viva che i primi cristiani, in mezzo a persecuzioni, lotte, conflitti, maldicenze e difficoltà, facevano: chi ascolta e segue il Signore non teme nulla.

Perché nessuno ti può rapire, strappare dalla sua mano. “Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono”. Il problema sta tutto qua… ascoltare… saper ascoltare. Viviamo periodi in cui tutti hanno qualcosa da dire… da dirti.

Tutti vogliono parlare… difficile è saper ascoltare. Se un padre ed una madre ascoltassero di più i loro figli… Se un figlio avesse più tempo per ascoltare i suoi. Se noi stessi riuscissimo a fermarci un istante in questa turbolenza quotidiana e ci ascoltassimo… afferrassimo la voce dell’anima.

E invece… udiamo ma non ascoltiamo! Nella realtà quasi nessuno ascolta… la crisi del nostro tempo è crisi di ascolto. Figurarsi poi… trasferire queste cose alla sfera del sacro… ascoltare Lui che ci parla. Eppure se sapessimo ascoltare sentiremo la profondità e la forza del vangelo; sentiremo l’energia e la potenza vulcanica di queste parole.

Grandi santi per aver ascoltato un giorno quella parola… si sono convertiti sul serio! Penso che il primo atteggiamento per tessere un rapporto vero con qualcuno è ascoltarlo; perché ascoltare qualcuno è già dirgli: tu sei importante per me, tu mi interessi.

Amare è ascoltare. Pregare è ascoltare Dio. Il vangelo poi prosegue: “Io le conosco ed esse mi seguono”. Cosa è per noi conoscere? È sapere chi è uno, dove abita, quanti anni ha e cosa fa nella vita? Ma che conoscenza è questa?

È una conoscenza di dati, di informazioni, una conoscenza da carta d’identità. Una conoscenza che spesso si fa pettegolezzo! Per la Bibbia, invece, conoscere è fare un’esperienza, incontrare, sentire, percepire. Quando un uomo conosce una donna, nella Bibbia, nasce un figlio: hanno cioè, un incontro sessuale.

Ci conosce Gesù… Conosce il nostro limite, il nostro peccato,la nostra fatica, la nostra infedeltà… ma conosce anche il nostro desiderio di cambiamento… la nostra voglia di seguirlo… la nostra sete di saperlo ascoltare e la gioia che abbiamo nell’amarlo.

Ci conosce… l’unico a conoscerci sul serio… l’unico ad amarci veramente. “Le mie pecore non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”. Capite? Siamo nelle sue mani… siamo al sicuro. Rapire in greco (Arpazo) significa anche: strappare via, prendere, rubare: e penso proprio che questa è la nostra paura… siamo tutti percorsi da questa paura di essere strappati via.

È la paura e l’angoscia di perdere la propria vita e quella delle persone care; di essere uccisi per strada, in treno, alla stazione, in aeroporto; la paura di uscire di casa e la paura che qualcuno entri in casa; la paura che qualche malintenzionato rapisca i nostri figli; la paura di perdere la faccia, la fama, il prestigio o i soldi. Ma se io mi ancoro in Lui, cosa mi può fare paura?

“Il Signore è mio pastore, non manco di nulla… se anche dovessi camminare in una valle oscura e tenebrosa, non temerei alcun male, perché so che tu sei con me” recita il salmo 23. Vedete… abbiamo bisogno di chiederci: La nostra vita oggi su cosa è ancorata? Perchè Se ci ancoriamo nei soldi, ci possono essere sottratti e lo saranno.

Se ci ancoriamo in quello che gli altri possono dire di noi, ci costringiamo a vivere nell’ansia, a controllare ogni nostro movimento, a chiederci sempre: “Andrà bene? Piacerà?”. Se ci ancoriamo sulla salute, sul fatto che oggi non abbiamo bisogno di nessuno… beh, stiamo attenti perché verrà il giorno in cui non basteremo più a noi stessi. “le mie pecore ascoltano la mia voce”.

A volte basta una sola parola per causare danni irreparabili, come ne basta una sola, pronunciata con amore… profondità… tenerezza, per far impazzire di gioia. La voce… il calore di una presenza! Alla Maddalena è bastato che un personaggio sconosciuto, quel primo giorno dopo il sabato, dinanzi a quel sepolcro vuoto, pronunciasse il suo nome per riconoscere il Maestro.

“Ascoltano la mia voce e mi seguono”… non dice: mi obbediscono. Seguire è molto di più: significa percorrere la stessa strada di Gesù. Vivere non come esecutori di ordini, ma come scopritori di strade. Vuol dire: solitudine impossibile… fine dell’immobilismo… nuovi orizzonti da percorrere… nuove terre, nuovi pensieri. Chiamati, noi e tutta la Chiesa, ad allenarci alle sorprese di Dio, come dice papa Francesco. Sappiamo che Francesco d’Assisi ha vissuto l’esperienza dell’ascolto… quel crocifisso lì a San Damiano gli ha parlato! Ma chi? Quel legno??? O colui che in quel legno è raffigurato?

Certamente ha parlato ancora il Signore… e i fortunati ascoltatori non sono stati quelli che hanno indovinato l’orario di parlatorio tra cielo e terra, ma quelli che hanno percepito l’intensità d’amore che li ha scossi dal loro torpore.

Nel mio cammino di discernimento per troppo tempo ho atteso di avvertire nell’aria un suono, una voce, un segno… e con mio sommo dispiacere devo ammettere che la ricerca di vibrazioni sonore mi ha fatto perdere l’ascolto del cuore.

Volevo sentire una voce… e ho ignorato la certezza di essere amato. Volevo una conferma vocale a quello che già stavo vivendo… Ho pensato a quanto fossi duro d’orecchio quando ho letto “le mie pecore ascoltano la mia voce”. Per tanto tempo avevo visto questo ascolto più come una esecuzione di obblighi o doveri… avevo confuso il Maestro con un comandante al quale si deve obbedienza indiscussa, come accade in ambiente militare.

Poi… ho capito che qui c’è qualcosa di più bello e più confortante. Un discepolo di Gesù non è fedele ad un ordine, ma avverte nelle parole di Lui il calore del Suo affetto, la dolcezza del Suo amore, la sicurezza della Sua protezione.

“Nessuno le strapperà dalla mia mano”. Siamo passeri che hanno il loro nido nelle mani di Dio. Aggrappiamoci forte a quella ma¬no che non ci lascerà cadere. A Francesco è bastato il crocifisso di San Damiano per avvertire la presenza amorosa di Dio… A me quello è rimasto muto, ma parla qualcos’ altro e… la vita!

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.