COSA FARE PER ESSERE FELICI?


(III dom Avvento – Lc 3,10-18; Sof 3,14-18)

Rieccolo Giovanni il Battista… che prova a dare risposta alla domanda di quanti si erano lasciati battezzare da lui: “che cosa dobbiamo fare?”.

Di fronte ai grandi problemi del mondo e della Chiesa… nella mia città e nella mia famiglia… anche noi dobbiamo chiederci: cosa devo fare?

Ed oggi il Signore, attraverso Giovanni, ci dà una risposta precisa; non ci chiede di fare miracoli, ma di spendere la vita di ogni giorno come sale della terra e luce che illumina.

Non ci chiede di fare cose straordinarie, ma di fare le cose ordinarie in modo straordinario. È esercitarci nella “misericordia della porta accanto” senza la quale niente si regge del nostro discepolato.

La misericordia è la cifra significativa della nostra attendibilità e autenticità! In famiglia, nel condominio in cui si vive, nel traffico, al lavoro, nel correre e scorrere della vita… essere segno di contraddizione e di speranza!

Nessuna società potrà rigenerarsi nel segno della misericordia se i credenti non sapranno contagiare di essa, ma sul serio, il loro piccolo mondo. Il discorso sulla misericordia di Dio non è un parlare retorico: mette in moto mani e cuori. Misericordia significa avere cuore per i poveri, gli emarginati, i sofferenti… essere onesti nel parlare e nell’agire. Avere cura dei deboli e degli emarginati… e se lo faremo: Dio danzerà di Gioia!

La gioia: ecco il tema dominante di questa terza domenica di Avvento… “Gaudete… gioite… dice il Signore… ecco io vengo… sono in mezzo a voi… sono con te!”. “Esulterà, si rallegrerà, griderà di gioia per te”. Nelle parole del profeta, Dio danza di gioia per l’uomo. Sofonia racconta un Dio felice il cui grido di festa attraversa questo tempo d’avvento e ogni tempo dell’uomo e ripete, a me, a te, ad ogni creatura: “tu mi fai felice”.

Tu, io… siamo la festa di Dio! Mai nella Bibbia Dio aveva gridato. Aveva parlato, sussurrato, tuonato… aveva la voce dei sogni; solo qui… solo per amore … Dio grida! Mentre il profeta intuisce la danza dei cieli e intona il canto dell’amore felice, il Battista risponde alla domanda più feriale, che sa di mani e di fatica: “che cosa dobbiamo fare?”. E lui… l’uomo che vive nel deserto… colui sul quale era scesa la parola, così risponde: “chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ce l’ha”… lui che si nutre del nulla che offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: “chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha”.

Nell’ingranaggio complesso del mondo, Giovanni getta un verbo forte, “dare”. Il primo verbo di un futuro nuovo. In tutto il Vangelo il verbo amare si traduce con il verbo dare (non c’è amore più grande che dare la vita; chiunque avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca; c’è più gioia nel dare che nel ricevere…). È legge della vita: per stare bene l’uomo deve dare. Vengono pubblicani e soldati, pilastri del potere: “e noi che cosa faremo?”.

“Non prendete, non estorcete nulla, non accumulate”. Tre risposte per un programma unico: tessere un mondo di fraternità… costruire una terra da cui salga giustizia e pace… L’amore rinnova (Sofonia), la paura invecchia il cuore! “

E io, che cosa devo fare?”… “cosa devo fare per essere felice” chiedeva il giovane ricco! Già sappiamo la risposta del mondo: sistemati, lavora, guadagna, riposati, lasciati andare…. divertiti! Ma saranno cose davvero capaci di riempire il nostro cuore?

Sapranno darci la felicità? Giovanni annuncia altro: “se volete che il vostro cuore si riempi di gioia, condividete ciò che avete con chi non ha, non rubate, non siate violenti… date e sarete la festa di Dio!” Come Giovanni, anche noi possiamo essere una voce, un riflesso; anche io… anche tu puoi essere il “precursore” di Colui che viene.

Egli vuole raggiungere ogni uomo anche attraverso la tua… la mia voce… Ed oggi, permettetemi di dirvi… al di là di come stanno andando le cose nella nostra vita… lasciamoci scuotere dalle parole di Paolo scritte in un momento non facile della sua vita: rallegratevi nel Signore sempre!

 

 

donmariorusso

E' il parroco della Comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini a Pozzuoli.

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