“UN FALEGNAME CHE VUOLE FARE IL MAESTRO? BAH!”

(XIV domenica t.o. – Mc 6,1-6)

 

 

Sono giorni difficili per Gesù. Giunto a predicare nella sua città di Nazareth, egli vi trova una diffidenza tale da essere apertamente rifiutato. Matteo e Marco scrivono che Gesù “era per loro motivo di scandalo”, e riferiscono questa amara constatazione del Signore: “un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. Luca aggiunge che l’avversione verso il Signore giunse ad un punto tale da degenerare in tentato omicidio (Lc 4,29). In tutti e tre i vangeli sinottici, Gesù, dopo un periodo trascorso a Cafarnao, si trasferisce nel suo paese d’origine, Nazareth, e - com’era suo solito - di sabato entra nella sinagoga per la preghiera e la liturgia della Parola. Esercitando un diritto di ogni ebreo adulto, egli apre la Scrittura, legge un testo e lo commenta. Molti ascoltandolo rimanevano stupiti. Il suo era percepito come un insegnamento nuovo… un’armonia fra il dire e la vita concreta. Non lascia indifferente nessun ascoltatore, Gesù! Dove lui passa fiorisce lo stupore . Parole nuove ed interrogativi profondi: “Come può avere tutta questa sapienza un figlio di carpentiere?”. Il punto cruciale è proprio questo: Dio non può prendere il volto di un comune carpentiere, che noi conosciamo dalla fanciullezza, che abbiamo visto crescere, imparare un mestiere, venire alla sinagoga. Ci troviamo di fronte allo scandalo dell’incarnazione: “E il Verbo si fece carne” (Gv.1,14). Come gli abitanti di Nazareth, anche noi siamo una generazione che ha sprecato i suoi profeti. Come loro, anche noi livelliamo tutto verso il basso: è solo un falegname, è il fratello di Ioses, lo conosco bene, conosco i suoi difetti uno per uno. Di un uomo cogliamo solo la linea d’ombra, e così ci precludiamo lo splendore di doni nascosti! Salviamo almeno lo stupore! Lo volevano diverso questo Messia… lo aspettavano in altro modo e alla fine è uno di loro! Il dramma dei suoi paesani è che lo conoscevano (pensavano di conoscerlo!) e quando la gente ti conosce tende a classificarti e vederti non più per quello che sei… per quello che sei diventato, ma per quello che eri. Perché cambiare opinione è sempre un cambiamento, una difficoltà, un lasciare vecchie posizioni. E così gli abitanti di Nazareth rifiutarono Dio perché “Gesù”, dicevano loro, lo conoscevano bene. Conoscevano Gesù o l’immagine lontana… l’etichetta di Gesù? Conosci Dio o la tua idea di Dio (etichetta)? Questa liturgia ci parla del giudizio… Il giudizio che spezza, divide, distrugge le persone (in greco krino giudicare vuol dire proprio dividere). Giudicare è il tentativo di controllare, di possedere la realtà perché ci fa paura. Quando una persona giudica molto vuol dire che ha molto paura. Giudicare è come voler far passare tutta l’acqua del mare per il tubo del lavandino. Conoscete la storia dell’uomo che con il figlio e il mulo va in paese? Partono: il figlio sale sul mulo con il materiale da vendere e il padre va piedi. Ma per strada alcune persone, vedendo la scena, giudicano: “Che ingrato quel figlio, lui sul mulo e il vecchio padre a piedi”. Così fecero cambio: il padre sul mulo e il figlio a piedi. Ma altre persone lungo la via giudicarono: “Che ingrato quel padre, lui sul mulo e il giovane figlio a piedi”. Così entrambi andarono a piedi. Ma altre persone lungo la via giudicarono: “Che stupidi, hanno il mulo e vanno a piedi!”. Allora entrambi si sedettero sul mulo. Ma non andò bene neppure così perché altre persone giudicarono pure questo: “Che bastardi: non hanno proprio pietà per il mulo che già è carico e deve portare anche il loro peso”. Nel vangelo colpisce molto come alcune persone incontrando Gesù ne fossero trasformate, cambiate, totalmente nuove. Altre ancorate nei loro giudizi e nei loro schemi, invece, non venivano neppure toccate. Gesù dirà ad un certo punto: “Morirete nei vostri peccati”, attaccati cioè ai vostri giudizi. La storia di Gesù è la storia di un uomo che fu da alcuni amato alla follia, tanto che, per lui, lasciarono tutto e lo seguirono; mentre altri lo odiarono all’inverosimile tanto da ucciderlo. Gesù non è mai indifferente o tiepido: o lo ami o lo odi, o ti entra dentro o ti rimane esterno. La storia di Gesù è la storia di un uomo molto accettato e amato…. La storia di Gesù è la storia di un uomo soprattutto rifiutato! Anche oggi, le cose non sono molto cambiate. Spesso ci Siamo scandalizzati del fatto che la Parola di Dio, la Parola di salvezza, che converte e riempie, sia stata affidata alle fragili mani dei discepoli (Voi ed Io!!!). Scandalizzati dalla fragilità di uomini di chiesa… fragilità reale, documentata… errori e scandali di ieri e di oggi, di sacerdoti, vescovi, papi… e la storia in merito ne ha di materiale da fornire! E così… il ragionamento è semplice e disarmante: gli uomini di fede, spesso, non danno una gran testimonianza di coerenza nella loro vita… ergo… il Vangelo è tutta una montatura! Gesù non viene accolto perché conosciuto, banale, normale, privo di quell’aura di ascetismo che dovrebbe caratterizzare gli uomini religiosi. Ecco… diciamolo chiaramente: Gesù è poco religioso per pretendere di parlare di Dio! I cristiani non sono perfetti e forse neanche più buoni degli altri… e forse nemmeno tanto coerenti. Ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo… il contagioso annuncio della Parola. Stupiti? Leggetevi il vangelo: gli apostoli, non sono mica il meglio della mercanzia da cui scegliere? Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie. La Chiesa, lo ripeto… non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati… dei perdonati! Troppo spesso siamo più attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da perdere la gioia di accogliere il Vangelo! Talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da dimenticare che l’essenziale non è la coerenza (costi quel che costi), ma la misericordia. Gesù fu rifiutato dai suoi… e sappiamo bene come andò a finire. I dodici che scelse e invio, hanno subito lo stesso rifiuto… d’altra parte li aveva avvisati: “se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi!”. Sono le alterne vicende della vita di ogni inviato, chiamato a seguire i passi di Gesù. Ma la promessa non delude… come per Paolo anche per noi il Signore dice:“è nella tua debolezza… fragilità… miseria… che si manifesterà tutta la mia sapienza!”. E così ancora oggi Dio confonde i sapienti, scegliendo nel mondo ciò che è insipiente! Accomodatevi allora, nella buona brigata di Gesù… pronti a partire per dare motivo della speranza che è in noi.