“C’È UN OSTERIA AD EMMAUS…”

(III dom. Pasqua - Lc 24,35-48)

 

 

C’è una osteria lungo la statale che da Gerusalemme porta ad Emmaus: a chi di noi non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada una sera che tutto era perduto? Gesù morto in noi! È il racconto di due uomini che camminano, a piedi, quel percorso di 11 chilometri che da Gerusalemme conduce ad Emmaus. Dei due si conosce solo il nome di uno: Cleopa… e l’altro? Non è una dimenticanza di Luca… l’altro sono io… l’altro è ciascuno di voi! Accanto a me Cleopa, amico di sempre… Mi sento incatenato mani piedi e cuore. Occhi gonfi e corpo svuotato... Passo trascinato e... camminiamo nella vita senza speranza. È così. I discepoli di Emmaus pensano e ripensano a tante avventure successe negli ultimi anni dietro quel Maestro di Nazareth nel quale avevano riposto la speranza, ma tutto è finito! Discutono di tutto quello che è accaduto, dei tradimenti e del sangue, di Giuda e di Pietro, di ognuno di noi… di anni bellissimi, ma alla fine inutili ed inconcludenti. Ora si ritorna a casa… delusi… svuotati! E proprio mentre camminano… si avvicina un tizio, e cammina al loro fianco… ha preso il loro passo. È forestiero, non sa nulla di quello che è accaduto a Gerusalemme. E mentre raccontano di episodi e miracoli, tavolate e parole… si continua a camminare! Gesù entusiasmava, poco da dire! Ma è tutto finito, appunto… Lui, il Terzo che si è affiancato accanto a loro, annuiva e domandava, chiedeva con interesse; poi poco per volta ha cominciato a raccontare Lui, sempre più lungamente...  e si passava dal lievito dei farisei a quello del regno di Dio, dalla risurrezione di Lazzaro al servo sofferente di Isaia, dai gigli dei campi alla liberazione dell’Egitto. Ora era Lui a raccontare. Lui raccontava e loro camminano. Gesù si avvicina e cammina con loro… e non se ne accorgono… troppo ripiegati sulle loro tristezze! E Gesù: Cosa è successo? Parlano della sua croce… e pronunciano la frase più triste dell’intero vangelo: “Noi speravamo!”. Quanti ne conosco di discepoli così, tristi e rassegnati! Noi speravamo... e intanto Gesù che hanno posto nel sepolcro… cammina con loro. Sciocchi e tardi, dice loro lo straniero. Sciocchi e tardi nel credere!!! Gesù spiega il senso di quella sofferenza, della sua sofferenza, e li aiuta a rileggere tutti gli eventi. Sono fermi alla croce, i discepoli del risorto!!! Arde, ora, il cuore dei discepoli… e comincia a bruciare. Si ritrovano ad Emmaus quando sta facendosi notte… e così lo invitano a fermarsi: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. E con i discepoli di Emmaus in quella locanda entriamo anche noi… come discepoli senza nome... e ci accomodiamo. È questione di attimi… una frazione di secondi in una frazione del pane… e… Spezza il pane, il nostro amico… e a noi si spezzano le catene… si aprono gli occhi… si sciolgono le mani e i piedi. Il cuore brucia… È Lui. E noi ci ritroviamo a danzare come non mai. Ci abbracciamo e gridiamo dalla gioia. Lui non si vede più, ma c’è. Lo abbiamo riconosciuto. Lo abbiamo riconosciuto nel cammino di un racconto... in un pane spezzato… in briciole di condivisione… E noi? Lo abbiamo riconosciuto quando ci siamo avvicinati alla scrittura? Lo riconosciamo mentre spezza per noi il pane domenicale? Lasciamo tutto sulla tavola, siamo sfamati ed assetati… Passiamo dall’oste, chiediamo di saldare il conto anche se non abbiamo toccato nulla. “Il conto è già stato pagato” ci sentiamo dire di tutta risposta!!! Nulla ci trattiene più in quella locanda. Fuori la notte non fa più paura. E noi l’attraversiamo. L’attraversiamo senza timori, senza indugi… di corsa come due bambini felici. A piedi nudi con il cuore ardente! 11 km dall’inverno alla primavera. Ora sappiamo che quell’Altro ci affianca in questa notte. E correndo danziamo… e danzando cantiamo la gioia di un nuovo racconto. Sapremo anche noi riconoscerLo nei chilometri di questa nostra settimana? Come vorrei che tutti voi, uscendo da questa piccola chiesa possiate avvertire l’emozione di quei due di Emmaus: “non bruciava il nostro cuore mentre egli ci parlava e ci spiegava le Scritture?”. Abbiamo capito: la fede… la nostra fede ancor prima di esser un ragionamento o un insegnamento morale, è “racconto”. Non posso essere convincente se racconto ciò che non vivo.