OMELIA PRIMA MESSA

DON ALESSANDRO SCOTTO

(16 SETTEMBRE 2012)

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corpus domini

 

Siamo raccolti in un giorno di gioia… giorno di festa. Brillano gli occhi e il cuore della nostra comunità parrocchiale… di ciascuno di noi; brillano gli occhi e il cuore di Alessandro nel momento decisivo della sua vita, un momento tanto atteso ed ora è qui. Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. 

Venerdì abbiamo assistito ad un momento di fecondità della nostra Chiesa, abbiamo assistito alla nascita di un nuovo presbitero e questo è segno di vitalità, è segno di qualcosa di nuovo, è segno che non stiamo a percorrere i sentieri di ieri, ma una nuova strada… una storia nuova si dischiude innanzi a noi. Alessandro vive oggi, e non solo oggi l’esperienza d’essere amato in una maniera folle, perché Dio lo ha scelto fin dall’eternità, come ciascuno di noi è stato scelto, ma al tempo stesso avverte una distanza, un contrasto tra ciò che egli è e ciò che è chiamato ad essere, tra ciò che dovrebbe essere e ciò che concretamente è: non pensiate che egli venga qui a cuor leggero pensando che la vita da prete sia una vita facile. Alle mille difficoltà che voi conoscete, che sono le difficoltà dei vostri sacerdoti che a volte parlano nel deserto, sono predicatori nel deserto, si aggiungono anche le difficoltà interiori, cioè della persona che continuamente, nonostante gli sforzi, si scopre essere sempre tremendamente indegna. C’è una soluzione in questo contrasto? Venerdì Alessandro durante il rito della ordinazione ha risposto al vescovo per ben tre volte: “Sì, lo voglio… Sì, lo voglio… Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio” C’è questa possibilità, perché la Chiesa, attraverso quel rito che abbiamo insieme vissuto, ha autenticato quello che era un discernimento, prima suo personale, poi dei formatori del Seminario, poi di altre persone: la Chiesa ha autenticato. Cosa significa “autenticare”? Significa dire con un timbro, con un sigillo: questa cosa non l’hai pensata tu, non l’hai sognata da solo, ma è anche il sogno di Dio. Questo è l’aspetto che per un presbitero è “fontana di pace” in questo continuo contrasto tra ciò che vorremmo fare e ciò che concretamente facciamo. Quindi Alessandro “è stato chiamato”… Non si è arrogato un diritto ma ha ricevuto la consacrazione sacerdotale perché Cristo l’ha chiamato e la Chiesa, che è il suo prolungamento nella storia, ha autenticato questa sua vocazione. Ma cos’è un prete? - ci chiediamo questa sera nuovamente ed io continuo a chiedermelo da tanti anni… e ancora non so rispondere fino in fondo! Un sacerdote mio amico… oggi vescovo mi scrisse come dedica su un suo libro, nel giorno della mia ordinazione: “Il prete è un uomo che chiamato da Cristo, sceglie liberamente e nella gioia di stare con lui, per diventare come Lui, per essere Lui”. Ecco allora un abbozzo di risposta. Il prete è innanzi tutto uno che “sta” (Stare con Te): i preti non sono persone che fanno, come voi pensate e come qualche volta anche essi stessi rischiano di diventare, di scadere. Sono innanzi tutto persone che “stanno”… stanno con Gesù, perché i Dodici sono stati chiamati per stare con Lui: sono i suoi amici. Non vi offendete, anzi dovreste essere contenti di quello che vi sto dicendo: i vostri preti sono gli amici di Gesù. A volte abbiamo avuto paura di dirla questa parola - è vero - che su di noi si è posato uno sguardo privilegiato: noi dobbiamo avvertire questo privilegio. Lo sguardo di Gesù ci ha arricchiti, per cui una volta fatta questa esperienza, noi vogliamo stare con Lui. I vostri preti pregano anche quando voi non li vedete, pregano anche a porte chiuse nella chiesa, pregano la Liturgia delle Ore, pregano per voi e nella preghiera intensificano l’amicizia con Gesù. Cosa siamo? Amici. Non siamo persone che devono fare, che devono ricevere degli ordini, dei robot, degli automi, siamo… dobbiamo essere amici. E l’amicizia chiede l’incontro, invoca la convivenza, affina una simpatia che diventa “somiglianza”. Ed ecco il secondo passaggio: stare con Te per diventare come Te. Questo, Alessandro, sul piano spirituale lo ha già sperimentato e da venerdì scorso, egli lo sperimenterà anche con la forza speciale del Sacramento dell’Ordine, nel grado del Presbiterato: lo stare con Gesù crea delle consonanze del cuore, perché è impossibile che delle persone stiano insieme senza assomigliarsi, senza prendere l’uno dall’altro. Normalmente è la persona che ammira l’altro, è l’alunno che ammira il maestro, che finisce anche con l’assumere il suo tono di voce, i suoi gesti, le sue parole, le sue inflessioni, il suo stile di vita. Per cui il prete che sta con Gesù, amico di Gesù, diventa anche il Suo confidente e in qualche maniera gli somiglia. Ma questa somiglianza riguarda tutti… lo chiedo a me… a voi: noi somigliamo a Gesù? Dopo un anno, due, dieci, venti, trenta… somigliamo di più a Gesù? Perché se questo non accade… È chiaro, rimangono i nostri limiti, restiamo con i nostri caratteri, con le nostre povertà, ma in alcuni aspetti ci scopriamo diversi… spesso diciamo a noi stessi: ma da dove viene questa parola?,ma da dove viene questa illuminazione?, ma da dove mi è venuta l’idea per trasmettere questo messaggio? Probabilmente ti è venuta dalla consonanza con Gesù. Alla fine tu diventi come Lui e questa cosa noi preti la viviamo in una maniera fortissima. Nel momento della Consacrazione noi non diciamo: “Questo è il Corpo di Cristo”; Alessandro anche stasera e nei giorni che verranno, Non dirà “questo è il Corpo di Gesù”, ma “questo è il mio corpo”. Certo, lo diciamo a nome Suo, ma a furia di dirlo, questo mio corpo diventa un po’ più somigliante, più vicino nelle sue dinamiche, anche nelle sue radici più profonde e più oscure, al Corpo di Gesù, ai Suoi sentimenti. Dice Paolo, nella Lettera ai Filippesi: abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Ma poi questa consonanza, attenti, diventa addirittura “identificazione”, cioè il prete per me è Gesù. Quando dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, non è quel prete, non è Alessandro, non è il mio parroco, è Gesù e al tempo stesso è la Chiesa che, con la Grazia ricevuta da Gesù, mi dà il perdono. Questo “essere Lui” è una cosa da capogiro; adesso io la sto dicendo, e spero che ai miei confratelli sacerdoti che stasera sono qui e mi stanno ascoltando batta forte il cuore, perché dicono: “È vero! Noi questo abbiamo sognato quando eravamo in Seminario! Questo abbiamo sognato nei primi anni di Ministero e questo dobbiamo essere, anzi questo siamo!”. Il prete è Gesù. Vuoi vedere Gesù? Vuoi parlare con Gesù? Vuoi stringere la mano a Gesù? Vai dal tuo parroco, vai dal prete tuo Padre Spirituale: è lui che te lo rende presente e questa esatta identificazione, che nella vita, nell’esperienza, nei giorni non sempre è realizzata… nella celebrazione dei Sacramenti avviene pienamente. Il nostro vescovo, ordinando venerdì scorso Alessandro, ha offerto ad alcuni di voi, a tanti che egli incontrerà, che non sono in questa Chiesa stasera, forse non sono ancora nati, la possibilità di incontrare Gesù. E allora significa che se non ci sono preti, non si può incontrare Gesù, soprattutto nell’esperienza forte dei Sacramenti. Non lo si può incontrare, perché non ci sono altre modalità, perché la Chiesa da sempre si è data queste modalità, anzi le ha ricevute dal suo Maestro.

Alessandro carissimo, come si fa a stare con Lui, per diventare come Lui, per essere Lui? Lo hai ascoltato nelle parole accorate di Gesù, nel Vangelo di Marco: “la gente che dice… che pensa di me? E voi?”… e tu Pietro?... e tu Alessandro… io chi sono per te? Viene un momento dove tutto ciò che abbiamo imparato e che sappiamo non conta più niente. Perché l’unica cosa che conta è la mia risposta. E nessuno può darla per me. Perché quella domanda è rivolta a me e quella risposta è solo mia.
Questo è il momento in cui Pietro si è deciso per il Signore. Anche per te un giorno… quel giorno mentre camminavamo in macchina a fare un giro nella zona di Monte di Procida, è giunto il momento della tua Cesarea di Filippo. Come Pietro hai percepito, hai sentito che lì, al tuo fianco, c’era la vita, c’era l’ebbrezza della vita, c’era il sapore della vita e ti sei deciso totalmente per Lui. Da quel momento in poi, Pietro, pur facendo errori non da poco (lo ha rinnegato tre volte!), non ritornerà più indietro su questa decisione. Aveva trovato la Vita: come poteva lasciarla? Adesso lasciamo stare tutto ciò che sappiamo, che abbiamo imparato… probabilmente con gli studi che stai facendo alla fine elaborerai una risposta anche più profonda teologicamente parlando… ma il Signore quella risposta l’ha già ottenuta da te… quando nella tua Cesarea di Filippo hai detto… “tu sei tutto per me… io ti seguo ovunque tu andrai”…ed hai lasciato… e ti sei incamminato… 
Grazie Alessandro, hai capito che la fede è un cammino! che essere prete è un cammino!”. Hai camminato tanto in questi anni ed ora eccoti fra noi a presiedere l’Eucarestia. Ma purtroppo la cattiva notizia che sto per darti è che non finisce qui il tuo peregrinare, perché tu adesso ricominci un pellegrinaggio: quanto durerà? Non lo sappiamo: 10 anni, 20 anni, 30 anni, 40 anni, 50 anni, 60 anni, 70 anni… Gli anni che il Signore ti darà da vivere saranno nuovamente un viaggio! Ma allora non sei arrivato? No, non sei arrivato. Il poeta Gibran, poeta libanese, dice: “Quando sarete in vetta, allora comincerete a salire”. Adesso che Alessandro è in vetta e può celebrare (questo è un giorno di gloria per lui), in realtà tutto si rimette in moto con una diversità, rispetto ai primi passi: adesso hai una coscienza che quando sei partito non avevi, ma soprattutto, dalla tua, hai una Grazia che è questa dolcezza che deve farti piangere di gioia nel sapere lo sguardo di Gesù che ti guarda con amore (allora Gesù fissatolo lo amò) che “ti ha chiamato prima che tu venissi al mondo… prima ancora che fossi concepito nel grembo di tua madre… prima che tu vedessi la luce”… ricordi quante volte abbiamo letto insieme e meditato e pregato nei primi tuoi passi questo brano del profeta geremia. Oggi sappiamo che tutto era vero… tutto era vero. Ecco il sogno di Dio… Alessandro sacerdote… per sempre.


Auguri finali ad Alessandro

“Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Geremia 1,5). Sono le parole con le quali iniziammo insieme il cammino del tuo discernimento… parole che sicuramente non avrai dimenticato e ti hanno accompagnato in questi anni! Penso alla tua storia in questo momento… penso al percorso che ti ha portato fin qui. Penso alla tua famiglia… ai sacrifici di una vita… penso al giovane ricco… a quel giovane del vangelo che andò via triste perché non riuscì a lasciare niente per colui che fissandolo lo aveva amato.“Va vendi quello che hai, dallo ai poveri; poi vieni e seguimi”. Sono parole dure, certo… ma vere! Parole che rivolte a me a te… diventano macigni che ci mettono al tappeto perché ci ricordano che la ricchezza della vita consiste nella condivisione di doni e carismi con gli altri. Questa verità, ti confido… Alessandro caro, mi inchioda ogni giorno! La paura di rischiare a volte ci blocca nel fare ciò che il Signore ci chiede… fu così per quel giovane che se ne andò via triste! Dire si al Signore non è cosa facile… sono consapevole. È normale di fronte alla chiamata di Dio a seguirlo più da vicino, nel dono totale di se, percepire il timore di questo nuovo orizzonte che si apre davanti a noi con la sua parte di ignoto; tuttavia arriva (e lo è stato anche per me), il momento del salto… del rischiare… dell’avere fiducia in Dio! Oggi ti guardo… e so che Lui mantiene ciò che promette… non viene meno alla parola data… e alla fine ti accorgi con stupore e gratitudine che egli ti concede di amare ciò a cui ti chiama. Dio non forza la nostra coscienza, non viola la nostra libertà… la sua chiamata anche se all’inizio ti sorprende e fai di tutto per esorcizzarla, finisce col diventare la tua vera felicità… perché Dio vuole la nostra felicità. Oggi in particolare sento di dover ringraziare il Signore, per la storia della tua chiamata. Ti ricordo ancora una volta lì…Alessandro, in fondo alla chiesa… a vivere in questa comunità il tuo incontro domenicale con Cristo. Ti ripenso a muovere i tuoi primi passi in un impegno via via sempre più concreto, al servizio degli altri… dei bambini del catechismo prima e dei ministranti poi. Ma più di tutto… ricordo bene quella sera quando al termine delle passeggiate serali con la macchina, insieme ad altri… mi chiedesti di restare un pò soli perché dovevi dirmi qualcosa di importante!!! Mai avrei immaginato quello che stava per succedere!!! Stavamo sullo “Scalandrone”… e da quel momento si è aperta per te una storia d’amore con Cristo… che non si è più arrestata… portandoti qui oggi… nella tua chiesa parrocchiale a celebrare la tua prima Eucarestia. Il Signore ti ha pensato da sempre… capisci? Ti ha pensato così da sempre… ti ha chiamato per nome… Alessandro ti ha chiamato per nome… ed oggi questa per te… per noi… è una certezza!!! Gesù rivolge la sua chiamata non ad una massa in attesa che qualcuno rispondesse, ma a un cuore, cercando di sedurlo come fece con Geremia… facendogli capire che la voce che sentiva era lui, come fece con Samuele! Insomma capisci cosa ti è successo? Non sei tu che lo hai scelto, ma è Lui che ha scelto te! È lui che ha scelto e bisogna che a questa scelta la mia fedeltà… la tua fedeltà risponda: potrai averne voglia e sarà giorno beato… potrai non averne voglia e sarà giorno crocifisso… ma sempre nei momenti belli e meno belli, la voce del padre che risuonò sul Giordano, nel giorno del battesimo del Figlio Suo, viene a ripeterti “Tu sei mio figlio… il bene-amato… in te mi sono compiaciuto”… e questo ritorno, vedrai, rimetterà al proprio posto i cocci, spezzati di questi vasi di scarsa fattura che siamo noi… “Chiamati da Lui”. Oggi una cosa sola mi preoccupa… ancora una volta… quella di essere stato capace di trasmetterti in questi anni, la gioia della mia scelta, l’entusiasmo del mio ministero, la gratitudine al Signore per avermi donato la custodia iniziale della tua chiamata, che in questi anni ha contribuito a tenere desto l’entusiasmo iniziale dei miei primi passi sacerdotali. Oggi ringrazio il Signore…lo ringrazio perché nelle pagine di uno scritto del cardinale Balestrero, proprio nei primi giorni del mio ministero sacerdotale, mi fermai su un capoverso che mi fece rabbrividire: “Il Signore a un prete non nega un prete, purché questo prete lo chieda, purché si stringa al Signore con quella logica dell’amicizia che rende potente la preghiera e feconda la grazia. E che ci sia dato di non chiudere gli occhi prima di vedere qualcuno che al nostro posto sale l’altare e rende perenne quel sacerdozio che ci è stato dato non perché muoia con noi, ma perché attraverso di noi diventi mistero di vita eterna”. Allora al Signore dico Grazie, grazie per questo grande dono… grazie perché Alessandro non si è fermato davanti alle difficoltà, né personali, né del suo cammino ed è giunto a questo punto… ha detto si e si è affidato alla sua Grazia. Grazie perché questa celebrazione ha riempito il nostro cuore di gioia. Concludo ricordandoti le parole che ti indirizzai nel giorno della tua ammissione agli ordini che segno anche la tua partenza da questa comunità parrocchiale: “Cammina don Alessandro… cammina e sorridi… sempre. Non avere paura dei momenti difficili che incontrerai… riconosci sempre con coraggio i tuoi doni e i tuoi limiti; con Gesù non sarai mai una persona di serie “B”; e se avrai il coraggio di venderti totalmente per amore di colui che ti ha chiamato, la tua vita non sarà un passaggio banale: tu sei chiamato ad essere sale che darà sapore a tantissime storie che incontrerai, e luce per i tanti feriti che Dio vorrà consegnare nelle tue mani…Coraggio va… vendi ciò che sei… dallo ai più poveri di questa terra e avrai un tesoro inesauribile nel Regno di Dio”. Vorrei quasi urlare e dirti con forza... coraggio: il Signore farà cose grandi attraverso di te. “Voi - dice Gesù ai discepoli - farete cose più grandi di me”. Oggi… lo sappiamo molto bene entrambi… hai raggiunto solo la prima vetta… ma il Signore ti chiede di raggiungerne altre! E come questa… non sono vette di gloria, ma di servizio e di dono… il tuo cammino parte adesso!!! Sali… continua a salire le vette che il Signore ha preparato… pensato per te. Il mio augurio… e che alla fine dei tuoi giorni… quando giungerai al Suo cospetto con i piedi lacerati dal cammino e le mani stanche e piagate potrai dirgli… eccomi Signore… accetta questo corpo che porta i segni del mio ministero… è tutto quello che posso offrirti… spero ti piaccia… che sia così come tu lo hai sognato da sempre… per sempre. Nelle Sue mani affido il tuo ministero… perché Lui lo ha voluto e lo ha arricchito di tanti doni… E nei giorni che verranno… comunque siano e vadano ripeti sempre… Al Signore canterò… loderò il suo nome. Sempre lo ringrazierò… finché avrò vita.

                                                                                              Auguri…

don mario russo